#7. Il Tema

Tempo di lettura 32'

 

Quante volte ti è capitato di iniziare una storia pieno di entusiasmo e poi spegnerti al secondo giorno di scrittura? Quante volte hai portato a spasso i tuoi personaggi (e il tuo lettore) senza una meta per duecento cinquanta pagine? Quante volte hai guardato il computer sfinito, nauseato alla sola idea di rimetterti al lavoro su una storia che non voleva andare avanti?

Chiunque abbia il vizio della scrittura, ha una certa famigliarità con la voce del verbo fallire. Il fallimento, per noi narratori, è molto più che un rischio calcolato.

A volte non siamo pronti per una storia: siamo immaturi, siamo inesperti; altre volte semplicemente non abbiamo il tempo, le energie fisiche, quelle mentali. Le cose ci passano davanti e noi non sappiamo afferrarle. E il nostro mondo straordinario scorre oltre il finestrino mentre noi osserviamo depressi la punta dei nostri stivali. Capita. È inevitabile.

Sbagliare è una componente implicita del mestiere di scrivere, e l’errore più grande è forse quello di credere il contrario. Niente di quello che scriviamo è definitivo, arrendiamoci. Noi narratori siamo fallibili e ogni nuova storia ci riporta sempre ai dannati blocchi di partenza.

Così, se come narratori non possiamo fare a meno di sbagliare, l’unica cosa che possiamo fare è tentare di abbassare la percentuale dei nostri insuccessi.

Oggi voglio parlarti di uno strumento davvero importante, capace di salvare le nostre storie da quel pantano malefico e stantio in cui spesso (quasi sempre, in effetti) amano ficcarsi.

Ti parlerò del tema, ovvero di tutto ciò che si nasconde dietro alla tua storia. Una specie di mappa stellare che ti aiuterà a non smarrire il sentiero e, sopratutto, a portare a  termine il cammino riducendo gli intoppi.

Tutto questo, utilizzando come al solito soltanto contenuti 100% originali, frutto dei miei studi e della mia esperienza come autore e collaboratore editoriale.

Mi chiamo Andrea Fabbri. Sono un narratore.

Qui puoi trovare la mia storia.

Andiamo!

 

Che cos’è il tema: tema vs trama.

 

Il tema è il collante della nostra storia, il filo rosso che avvicina e connette tutti i suoi elementi. Personaggi, struttura, punto di vista, trama, stile, ogni cosa, in una buona storia, tende al suo tema.

Semplificando, il tema è come un concetto; opera a un livello diverso dalla trama ma ne è strettamente collegato. Diciamo che tema e trama rispondono a domande diverse. Rispettivamente: che cosa racconta la tua storia? E che cosa succede nella tua storia?

Come molte altre cose che abbiamo scoperto durante il corso, anche la differenza tema e trama è più semplice vederla all’opera piuttosto che spiegarla, quindi eccoti alcuni spunti pratici.

 

Esempio.

 

Che cosa succede ne Il Signore degli anelli ?

La storia racconta delle peripezie di Frodo, piccolo Hobbit della Contea, in viaggio verso Mordor per distruggere l’unico Anello, e della Compagnia fondata per assisterlo nell’impresa.

Che storia racconta Il Signore degli anelli?

Una storia di lotta tra il bene e il male. Una storia di eroismo e sacrificio, di amicizia, di amore, di tradimento e guerra.

Riesci a percepire la differenza tra trama e tema? Riesci a percepire come il tema sia in grado di risuonare nella trama?

 

A cosa serve il tema?

 

Come abbiamo detto nel capitolo terzo, il tema permette a noi autori di selezionare. È la discriminante attraverso la quale trasportiamo sulla carta tale evento piuttosto che un altro e corrisponde al filtro che disciplina il nostro sguardo mentre raccontiamo.

Il tema è come una stella che noi narratori seguiamo durante il viaggio. Questa definizione è semplice almeno quanto è vera.

La sua implicazione è importante. Il tema permette a noi narratori di non smarrire la strada, di non correre a vuoto allungando il tragitto e sopratutto di non girare in tondo. Conoscere il tema della nostra storia ci aiuta a scrivere storie migliori perché aumenta la coerenza interna del nostro racconto dato che ogni elemento si muove in direzione di un unico punto.

E questo assicura il godimento del nostro lettore che non sarà di conseguenza obbligato a seguire un narratore incerto e potrà godersi il piacere del racconto.

Avere chiaro il tema della nostra storia è anche un elemento fondamentale nella fase finale della scrittura, quella dedicata al percorso editoriale del testo. Mi riferisco alle presentazione che dovremo fare agli agenti, ai direttori letterari e agli scout, alle quarte di copertina che dovremo scrivere e alle lettere di presentazione che dovremo inviare; in questa fase la regola sarà soltanto una: concisione e sicurezza. Vi assicuro che un qualsiasi lettore professionista può stabilire il valore della vostra opera dal modo in cui tendete a presentarla, perché il modo in cui la presentate è in linea con la conoscenza che avete della vostra storia.

Avere chiaro che storia avete raccontato, potrà aiutarvi nella delicata e importantissima fase editoriale.

 

Scarsità, selezione e definizione.

 

Come abbiamo detto più volte durante il corso, tutte le opere narrative, dalla scrittura alla pittura, dal teatro, al cinema fino alla musica, hanno a che fare con la scarsità del loro contenitore: le pagine di un libro, per quanto denso e voluminoso possa essere il testo, sono finite, così come lo è la tela di un quadro o lo sono i minuti di una canzone, le scene di un film, le battute di un copione teatrale, eccetera, eccetera.

Tutte le opere narrative sono per definizione finite. Come abbiamo già detto, quindi, non si può raccontare tutto. La realtà va selezionata e in un qualche modo semplificata per poter essere inserita all’interno in una storia.

Ma cosa c’entra tutto questo con il tema?

Tutto questo riguarda il tema nel momento in cui selezionare significa comprendere e saper definire al meglio possibile quale porzione di mondo, come autori, desideriamo raccontare con la nostra storia.

Per dirla in altre parole, come avrai notato, il tema si nasconde spesso dietro grandi parole che descrivono gli eterni conflitti e sentimenti umani come amore, tradimento, conflitto, sofferenza, eccetera. Parole talmente enormi da venire presto svuotate di ogni significato. In questo senso, il lavoro di scrittura consiste nel riuscire a definire l’unicità del sentimento che stiamo raccontando: che tipo di amore, che tipo di tradimento e così via.

 

Esempio.

 

Lolita, La versione di Barney e I segreti di Brokeback Mountain raccontano tutti di amore ma avvicinando la lente di ingrandimento possiamo renderci conto come raccontino lati dell’amore molto diversi.

Lolita parla dell’amore irresistibile, conflittuale e perverso che Humpert Humpert prova nei confronti di Dolores, una dodicenne. Il tema può essere il conflitto, l’attrazione e la sofferenza per la quella che si giudica essere una propria perversione.

La versione di Barney racconta dell’amore di Barney per Miriam, la sua ex moglie che lo ha lasciato dopo il tradimento di lui. Il tema può essere il ricordo che genera rimpianto.

I segreti di Brokeback Mountain invece racconta della ventennale relazione omosessuale clandestina tra due cowboy che finirà in tragedia. Il tema può essere l’accettazione di sé, l’intolleranza sociale.

Così, dal grande contenitore della parola amore (talmente grande da risultare quasi svuotata di senso), siamo finiti a osservare tre universi molto diversi, più specifici e complessi.

Il lavoro fatto dalla lente di ingrandimento, potrebbe (e dovrebbe) proseguire oltre, andando a cogliere le ulteriori diversità dei singoli universi narrativi e dei loro personaggi: perverso in che modo? Rimpianto di che tipo? Accettazione di sé in che contesto? Compiere questo movimento di avvicinamento e pulizia significa lavorare sul tema. Soltanto individuando la nostra accezione dei grandi temi umani, possiamo avvicinarci a saper rispondere alla fatidica domanda: che storia stiamo raccontando?

 

I personaggi sono guidati da un tema.

 

All’interno dei romanzi, a differenza che nei racconti, possono coesistere diversi temi. In un certo senso, il principio è lo stesso che riguarda le domande drammaturgiche: possono essercene più di una ma soltanto una sarà quella fondamentale. (Ricordate? Ne abbiamo parlato nel capitolo due.).

I romanzi tendono ad avere più sotto-temi perché i temi sono legati ai desideri che animano i personaggi. L’equazione è semplice: al desiderio di un personaggio, corrisponde un tema.

 

Esempio.

 

Continuiamo con Il Signore degli anelli.

Ne Il Signore degli anelli, ogni sotto storia può essere letta alla luce di un tema che a sua volta si va a incastrare nel tema principale, ovvero quello della lotta tra il bene e il male.

La vicenda del mago Saruman, per esempio, è dominata dal tema del tradimento, egli tradisce le forze del bene per allearsi con quelle del male. La vicenda di Sam, invece, è segnata dal tema dell’amicizia e dal limite che un individuo può raggiungere per elevare tale valore. Quella di Aragorn, infine, è una storia di redenzione e rinascita, da ramingo in aperto conflitto con la debolezza del suo sangue a re di Gondor.

Riuscite a percepire come ogni personaggio sia guidato da un tema? Riuscite a percepire come ogni sotto tema risuoni del tema più generale?

Chiunque sia interessato ad approfondire l’argomento, può consultare la sezione analisi dove potrà trovare numerosi esempi legati agli argomenti trattati nel corso.

 

Tema e Genere.

 

Una storia che appartiene a un genere si confronta per forza con il sistema codificato di elementi imposti dal genere stesso: un giallo prevede il mistero, il thriller la tensione, il romanzo rosa l’amore, quello storico la presenza di una ambientazione antica e quello distopico di un ipotetico nuovo sistema sociale.

Esiste un legame molto stretto tra tema e genere perché scegliere un genere, equivale spesso a tirarsi dietro il suo tema. Scrivere un romanzo rosa, ad esempio, implica confrontarsi con il tema dell’amore (o meglio, come abbiamo detto sopra con una sfaccettatura molto precisa dell’amore). Allo stesso modo, scrivere un giallo o un thriller, significa doversi confrontare con il tema della morte, del delitto. In un racconto di fantascienza il confronto avverrà sul tema del futuro, come in un romanzo distopico verterà sul tema delle implicazioni legate a un nuovo sistema di potere. Insomma, l’autore che ha scelto di confrontarsi con un genere, deve essere consapevole che questo implicherà probabilmente un confronto sui temi specifici del genere stesso.

Come autore di genere, infatti, sei tenuto a darci il tuo punto di vista su quel tema. Gli autori di genere migliori sono quelli che riescono a aprire nuove prospettive ai temi legati ai loro generi. Per esempio, Stephen King è riuscito a dare una nuova voce al verbo paura, come prima di lui, ha fatto Kafka; Cornac McCarthy, nel romanzo post apocalittico La strada offre una meravigliosa visione di dove può condurre l’autodistruzione umana, Rulfo e Marquez hanno interpretato il realismo magico; Jack London il romanzo naturale e ovviamente Orwell il romanzo distopico con 1984.

Insomma, l’autore di genere è chiamato a proseguire una tradizione che è quella della letteratura relativa a quel genere. Molto spesso, il successo della sua storia dipenderà da quanto sarà in grado di aggiungere a quello che è già stato scritto a proposito del tema legato a quel genere.

 

Come trovare il tema: scrivere senza avere la paranoia di dover trovare un tema.

 

Dopo aver letto questo articolo, magari sarà nata in voi una sorta di frenesia/angoscia/entusiasmo: forse vorrete gettare anima e corpo alla ricerca di un tema per la vostra storia.

Questo mi farebbe molto piacere perché significherebbe che sono riuscito a trasmettervi l’importanza di questo strumento ma dall’altro lato, mi porta a scrivere una serie di raccomandazioni perché scrivere è sempre meglio di scrivere cercando un tema. So che sembra una contraddizione ma adesso cercherò di spiegarmi.

Il tema della nostra storia è già dentro di noi, non ci resta che scavare a fondo per portarlo in superficie. È come un tesoro, esiste e aspetta di essere trovato. Non dobbiamo cercare UN tema per la nostra storia, bensì trovare IL tema della nostra storia.

La scrittura è un processo, è fatta di fasi e per ogni fase esistono strumenti diversi: rispettiamo questo percorso. Se lavoriamo sempre con la draga rischiamo di distruggere il tesoro, se lavoriamo sempre di pennello rischiamo di non trovarlo in cento anni. La scrittura è un processo e come tutti processi è composto da fasi che richiedono approcci diversi.

Mettiamo in conto di sbagliare. Scrivere implica sbagliare ma l’errore che abbiamo fatto ci porterà di sicuro in direzione di una nuova e più potente consapevolezza della nostra storia. Molti dicono che si possono progettare i libri a tavolino attraverso una fantomatica progettazione narrativa: quello che amo dire in proposito è che molti premi Nobel, evidentemente, sono morti prima di conoscerli. Non esistono scorciatoie così come quando si scrive non deve esistere la paura di fallire ma solo il piacere della scoperta.

Riconoscere il tema della propria storia non ha a che fare con l’esperienza, bensì con il tempo che si passa sulla pagina. Certo, con l’esperienza l’occhio si affina, il tempo può accorciarsi ma l’equazione non cambia. Scrivere, in definitiva, è l’unica possibilità che abbiamo di conoscere la nostra storia. E come autori dovremo essere felici di questo.

In definitiva esiste sempre una differenza tra sapere che storia si sta raccontando e saperlo dire agli altri. Scrivere una storia significa colmare questo gap. Forse vi starete chiedendo: dove si posiziona il limite di questa ricerca? Quando lo sai dire a te stesso in tre righe, allora lo sai dire anche agli altri. Questo è quello che rispondo a me stesso.

Adesso eccoti un premio per essere arrivato fino in fondo: una lista di tantissimi esempi!

 

ESEMPI.

 

Elementi del mondo straordinario e tema.

 

Il tema è un argomento sfuggevole e complesso che, come tutti gli argomenti sfuggevoli e complessi, è molto più semplice vedere all’opera piuttosto che spiegarlo a parole. Così, ho creato una lista di esempi legati al rapporto che esiste tra il tema e i fattori di una storia.

Se sei interessato ad ulteriori esempi, ti invito sempre a visitare la mia pagina dedicata alle analisi.

 

Caratterizzazione del personaggio e tema.

 

La caratterizzazione del personaggio influisce sulla storia che stiamo raccontando. Aggiungere un paio di anni al giovane Holden Caulfield oppure togliere un paio di milioni al conto in banca del grande Gatsby creerebbe la necessità di rivisitare la vicenda (e quindi il tema) di, rispettivamente: un romanzo di formazione che ha per epicentro un adolescente espulso dalla scuola; un romanzo che pone al centro della vicenda la cattedrale sfavillante messa in piedi da un misterioso multimilionario per inseguire la sua idea dell’amore.

Insomma, come abbiamo già detto: le caratteristiche che assegnamo ai nostri personaggi determinano la storia che stiamo raccontando. Ecco dei nuovi esempi.

Questo video mostra la performance eseguita da un concorrente di Ninja Warrior. Esattamente come accade nelle storie, ne abbiamo parlato nel capitolo due, tra il concorrente (protagonista) e il traguardo (il suo obiettivo), il programma frappone un percorso ricco di ostacoli difficilissimi da superare. La sfida? Dimostrare di essere il miglior Ninja.

Come potrai notare, il fatto che il concorrente sia piuttosto avanti con gli anni, conferisce alla prova un’aura particolare, un certo tipo di tema: la domanda drammaturgia fondamentale che ci poniamo passa da un generico “riuscirà il concorrente a farcela?” a “riuscirà il vecchietto a farcela?”: la caratterizzazione del concorrente prende subito il sopravvento.

Con il passare dei minuti e il superare degli ostacoli, poi, la domanda drammaturgia cambierà in: “ma come diavolo fa?”.

Che infatti corrisponde pressapoco a quello che il conduttore chiede al vecchio al termine della performance. “Quel’è il suo segreto?”, chiede. Inequivocabile la risposta dell’anziano: “Non mollare mai! Non è mai troppo tardi per essere un ninja!” dice palesando il valore professato da questo racconto.

In conclusione, il fatto che il protagonista di questo video sia un vecchietto influisce sul tema del racconto, una storia del tipo: “tutto è possibile, se lo vogliamo veramente”.

Ps: a proposito di caratterizzazione: pare che il ninja anziano alla fine fosse un ninja giovane travestito da ninja anziano.

Un altro esempio viene dallo spot Apple del 1984, uno dei più famosi spot della storia della comunicazione. In questo caso, caratterizzazione e tema si incontrano nell’utilizzo dei colori. Lo spot racconta una storia che ruota attorno al tema dell’emancipazione rivoluzionaria da un potere maligno e manipolatore, e i colori sono utilizzati per distinguere il valore positivo (rivoluzione) da quello negativo (status quo).

La donna con il martello (sempre a proposito di caratterizzazione, che cosa ci racconta il fatto che sia una donna e non un uomo?), alla quale attribuiamo i valori positivi della liberazione e del cambiamento, è colorata: indossa una canottiera bianca, dei pantaloncini rossi ed è l’unico personaggio in scena ad avere i capelli, ovviamente biondi. Al contrario, la massa manipolata, i soldati e il video proiettato sul maxi schermo sono caratterizzati da una colorazione fredda, sbiadita, tendente al grigio: rappresentano il valore negativo della manipolazione, del trionfo di uno status quo.

Ovviamente, il logo Apple che vediamo in chiusura non può che essere colorato.

 

Struttura (selezione) e tema.

 

Il mondo straordinario scorre davanti ai nostri occhi. Come narratori, noi, cerchiamo di fermarlo. Operiamo scelte, e se a guidare il nostro sguardo è la nostra mano, è il tema a rendere la nostra selezione coerente. Ciò che scegliamo di fermare, lo consegnamo agli occhi del nostro pubblico che ne seguirà il sistema di valori.

Un buon esempio di struttura narrativa e tema è senz’altro il prologo di Battlefield 1, spara-tutto in prima persona ambientato nella prima guerra mondiale.

All’inizio del gioco, la storia ci cala nei panni di diversi soldati accomunati da un destino comune: la morte. Per quanto possiamo impegnarci, indipendentemente dalle nostre abilità, il gioco è strutturato per condurci alla morte. Il motivo? Mostrarci come la prima guerra mondiale fu un  conflitto sanguinoso, come la sopravvivenza fu anche una questione di fortuna: tutto questo per milioni e milioni di persone.

La struttura narrativa può quindi adagiarsi sul tema della nostra storia.

Completamente diverso, l’effetto che suscita questo vecchio spot della Pepsi fondato sul twist narrativo, ovvero il colpo di scena finale.

La stessa struttura è presente in questo spot molto aggressivo nei confronti del principale rivale Pepsi: Coca Cola.

Che cosa raccontano questi spot? Penso che si commentino da soli, ed entrambi giocano su un rovesciamento del senso del racconto.

Underworld, capolavoro della letteratura postmoderna, inizia con il fuoricampo di Thompson per poi raccontare la storia d’America attraverso il passaggio di mano in mano di quella fatidica pallina. Se il fuoricampo di Thompson può essere visto come un’esplosione, il romanzo rappresenta il tentativo di riunire i pezzi di quella detonazione. Per questa ragione, il romanzo assume le proporzioni del racconto corale: è costruito in maniera non lineare, facendo avanti e indietro lungo la linea del tempo, e cambia voce e punto di vista di capitolo in capitolo. La sua struttura, in altre parole, si armonizza con il movimento della sua storia: una detonazione a cui segue un tentativo di ricostruzione.

 

PDV, narratore e tema.

 

All’interno del mondo straordinario della nostra storia, i fatti accadono a prescindere dal nostro volere. Come narratori possiamo raccontarli e il loro racconto sarà influenzato dalla distanza dalla quale sceglieremo di osservarli. Tale distanza, condiziona il nostro racconto ed è spesso collegata al tema della storia.

La versione di Barney di Mordecai Richler è raccontata sotto forma di autobiografia scritta dal suo protagonista Barney Panofsky: un uomo alcolizzato e cinico con dei seri problemi di memoria che vive nel rimorso. La scelta di Richler riguardo il formato della storia, ovvero l’autobiografia, è in linea con la caratterizzazione del personaggio e con il tema della storia: Barney è un uomo solo a cui non resta che raccontare a se stesso della sua vita perché tutte le persone che lo amano lo hanno abbandonato; questo processo lo porterà a smettere di mentire a se stesso e quindi a un finale che sa di redenzione.

Nell’adattamento cinematografico de Il grande Gatsby di Baz Luhrmann, invece, è stata inserita una cornice narrativa che nel libro non esiste: il nostro protagonista, Nick, racconta della storia di Gatzby al suo psicanalista che lo invita a scrivere sulla vicenda. Il film aveva la necessità di dover motivare il ritorno a eventi passati, cosa che nel romanzo non è affatto necessaria. In questo modo, però, il fulcro della storia si sposta da Gatzby, protagonista del libro, a Nick che diviene protagonista nel film, ovvero soggetto del trattamento di psicoterapia.

Riprendendo il prologo di Battlefield 1, il punto di vista in prima persona (soggettiva) tipico dello spara-tutto ci restituisce davvero l’idea di non poter contrastare la morte che, in un modo o nell’altro, riesce sempre a prenderci.

Ma come abbiamo detto nel capitolo tre, struttura significa anche proporzione e senso del tempo. Così, in questo senso, è efficace la sequenza dello sbarco de Salvate il soldato Ryan, al termine della quale, il narratore, Steve Spielberg, si stacca dal nostro protagonista Tom Hanks per compiere una lunga carrellata che ci conduce al cadavere del soldato Ryan steso sulla sabbia assieme agli altri soldati morti su quella lingua di terra nel corso dell’operazione. L’inquadratura ci conduce poi nella sala dove le dattilografe scrivono le lettere di cordoglio alle famiglie, poi in una stanza dello stato maggiore dell’esercito, poi nella casa della madre di James Ryan, l’unico figlio rimasto in vita, infine al cospetto del generale Marshall che ne ordina la missione di recupero citando una famosa lettera di Lincoln.

Il movimento è magistrale, in quel momento della storia, l’occhio del narratore si stacca dal suo personaggio per guadagnare un punto di vista più elevato e restituirci l’innesco dell’intera vicenda.

 

Ambientazione e tema.

 

Nel capitolo terzo abbiamo parlato di come il tempo e lo spazio rappresentino le coordinate della storia che stiamo raccontando. L’ambientazione influenza la storia che stiamo raccontando, e cambiare anche solo una delle sue due variabili, tempo e spazio, ci conduce inevitabilmente ad altri universi narrativi.

Come tutti i fattori narrativi, anche l’ambientazione è legata al tema.

Durante i titoli di testa di Crazy, stupid, love, il narratore ci mostra il tema del film. Il film parla di amore, così, la carrellata iniziale elenca i diversi modi attraverso i quali questa può realizzarsi  (o meno) tra due individui, mostrandoci il comportamento dei piedi di diverse coppie a un ristorante. Al termine del suo percorso, la carrellata ci conduce alla coppia composta dal nostro protagonista e sua moglie dove le cose sembrano non andare troppo bene.

L’ambientazione del ristorante e l’insieme degli astanti forniscono un ottimo palcoscenico per la vicenda. In più, i personaggi del nostro racconto vengono ottimamente caratterizzati dalle loro scarpe: quale marito si presenta a una cena romantica con le scarpe da ginnastica?

Un’altro ottimo esempio è lo spot realizzato da Save The Chidren dove viene mostrata la vicenda di una bambina inglese in una realtà ipotetica nella quale l’Inghilterra entra in guerra e la sua famiglia è costretta ad emigrare.

Questa campagna fa dell’ambientazione il suo punto di forza. Rovesciando l’asse del conflitto dal medio oriente a un paese occidentale, ci permette di entrare in empatia con la protagonista e quindi con chi patisce i drammi dei conflitti nel mondo e l’organizzazione si propone di salvare.

Il documentario Happy People: a year in the Taiga di Werner Herzog è integralmente incentrato sulla sua ambientazione: la località remota ed estrema della Russia è l’epicentro stesso del racconto. Una località dove il tempo sembra essersi fermato. Luogo e tema, in questo caso, sono fortemente interconnessi. Il loro legame è ai massimi livelli: senza quel luogo non ci sarebbe motivo di avere quel racconto.

Al contrario il documentario Lo and Behold, dello stesso autore, trova nel tempo e nel viaggio attraverso il tempo l’epicentro di una storia che non ha un dove specifico bensì itinerante.

Il film inizia con un viaggio nel luogo in cui è nato internet, tingendo così il racconto con il tema de “la prima volta che”. In questo caso, appare evidente come il tempo, e il viaggio nel tempo, costituiscano il filo del racconto.

Per fare degli esempi letterari, possiamo parlare del legame tra due opere apparentemente distanti come L’uomo che cade e Molto forte, incredibilmente vicino:

L’uomo che cade è ambientato a New York l’11 settembre 2001. Il punto di vista è organizzato attorno a una terza persona multipla: una donna e un uomo, moglie e marito in crisi, alternano la narrazione; lui lavorava nelle torri ed è un sopravvissuto del disastro, lei ha osservato gli aerei da casa. Hanno un figlio. Il libro parla degli effetti che l’attentato ha riversato sul loro rapporto.

Spostando le coordinate temporali nel post 11 settembre e mantenendo il luogo, New York, atterriamo nell’universo de Molto forte, incredibilmente vicino di Safran Foer, all’interno del quale la vicenda di un bambino segnato dalla perdita del padre scomparso nelle torri si intreccia con quella del nonno. In questo caso, la storia sarà quella di una disperata ricerca che il bambino conduce in memoria del padre scomparso.

Così, possiamo affermare che il libro di Delillo, essendo ambientato a ridosso dell’evento drammatico, ha a che fare con sentimenti come la paura, lo choc e l’incredulità a un livello istintivo, non filtrato e non ancora metabolizzato, mentre in Foer primeggia il tema della (non) accettazione del lutto, del rimpianto e del dolore che resta, di un qualcosa che ha a che fare con lo scorrere del tempo, in quanto è ambientato dopo le torri e non a ridosso: è ambientato a “freddo” e non a “caldo”.

L’ambientazione influenza il tema delle due vicende.

 

Stile e Tema.

 

Infine il tema si lega allo stile, a quel complesso di fattori che determina il modo in cui noi narratori decidiamo di raccontare la nostra storia.

Riprendendo l’esempio dello spot targato Save The Chidren, l’inquadratura rappresenta una scelta stilistica azzeccata in quanto, se è vero che non ci permette di vedere direttamente gli orrori e le devastazioni del conflitto, è altrettanto vero che ci costringe ad assistere a tali scene attraverso le espressioni della bambina. L’immagine, inoltre, ci restituisce l’impressione di trovarci di fronte a lei e ci restituisce la sensazione/volontà di poterla aiutare e anche tutta la nostra impotenza.

Cambio ambito e un ultimo esempio lo rubo alla pittura, accostando due quadri appartenenti, rispettivamente, al movimento futurista e quello espressionista. Dopo una prima osservazione, possiamo tranquillamente osservare come in entrambe le opere, a livello di soggetto, primeggi il paesaggio e come entrambi abbiano in un qualche modo a che fare con la restituzione, da parte della tela, di una forma di movimento.

In questa immagine possiamo vedere un accostamento tra Mitragliamento aereo, 1942, di Italo Fasulo e il celebre Il ponte giapponese, 1899, di Claude Monet.

Ciò che li differenzia è il “tema” della loro pittura: quella impressionista votata alla celebrazione della natura e delle sue forme, quella futurista alla celebrazione del meccanico, dell’industria e del progresso, feroce e artificiale.

In questo caso, i diversi temi alla base dei due movimenti, sono in grado condizionare lo stile, ovvero una pittura, che vuole restituire le sfumature e il movimento in modo diverso, nel futurismo richiamando la geometria delle componenti meccaniche, nell’impressionismo l’unicità e molteplicità delle forme della natura.

Con questo ultimo esempio possiamo chiudere questo ultimo capitolo del corso. Spero che questo corso ti sia stato utile e ti invito a condividere con me le tue impressioni. È stato un piacere intraprendere questo viaggio e spero di incontrarti di nuovo sulle pagine dei miei studi e delle mie analisi. Chissà, magari anche sui miei profili social!

Per quanto riguarda i capitoli precedenti, abbiamo parlato del Personaggio, del rapporto tra Personaggio e storia, della Struttura, dell’Ambientazione, del Punto di Vista e dello Stile.

Come sempre, ti ricordo che questo sito nasce come uno spazio di condivisione libera e gratuita di quello che ho imparato durante la mia esperienza di studente, autore e collaboratore editoriale. Se desideri contribuire in un qualche modo a questo progetto, ti invito a condividere questo corso con chi credi possa essere felice di riceverlo.

A presto,

Andrea

Hai già visto il mio corso di scrittura creativa?

Si chiama Dalla A alla Z ed è un ciclo di otto lezioni. Può essere organizzato via Skype, dal vivo e tra poco anche online. Può essere individuale oppure collettivo e si può organizzare anche nella tua città.

Mi sono diplomato nella più importante scuola di scrittura italiana e ho collaborato con i migliori editori. Nel 2018 ho creato questo spazio, un luogo dove poter condividere quello che ho imparato e aiutare le persone a raccontare le loro storie.

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