#6. Stile

Tempo di lettura 13'

Impara l'arte del racconto, diventa un narratore consapevole.

Scopri Dalla A alla Z, un ciclo di 68 lezioni dove potrai imparare i fondamenti dell'arte del racconto osservando il mondo che ci circonda, il lavoro dei grandi maestri e scrivendo.

 

Quante volte ti è successo di riconoscere uno scrittore dalle prime righe di un suo libro? Quante volte ti succede di amare X per le sue descrizioni, Y per le sue visioni e Z per i suoi dialoghi?

Tutti noi abbiamo i nostri autori preferiti, autori che entusiasmano e ci ispirano. Li sapremo riconoscere tra milioni. Questo perché lo stile di un autore è come il DNA degli esseri umani, come le nostre impronte digitali, ci distingue gli uni dagli altri, ci rende unici e inimitabili.

Se è vero che ogni storia ha il suo modo di essere raccontata, è altrettanto vero che ogni scrittore ha il suo modo di raccontare.

Ma da che cosa dipende lo stile di un autore?

La mia esperienza mi ha portato a capire che dipende da tre fattori: la gestione del tempo, la voce, e lo sguardo.

In questo articolo approfondirò l’argomento utilizzando come al solito soltanto contenuti 100% originali, frutto dei miei studi e della mia esperienza come autore e collaboratore editoriale.

Mi chiamo Andrea Fabbri. Sono un narratore.

Qui puoi trovare la mia storia.

Cominciamo!

 

Hai già visto il mio videocorso di scrittura?

Si chiama Dalla A alla Z ed è un ciclo di 68 lezioni dove potrai imparare i fondamenti dell'arte del racconto osservando il mondo che ci circonda, il lavoro dei grandi maestri e scrivendo.

 

Gestione del tempo: tempo della storia e della sua narrazione.

 

Come abbiamo visto nel capitolo relativo alla struttura, per noi narratori è fondamentale imparare  ad orientarci all’interno della storia che stiamo raccontando: in che momento della storia ci troviamo? A che funzione corrisponde questa fase? Queste sono le domande tipiche che ci poniamo per salvaguardare il ritmo del racconto e assicurarci che goda di una buona tensione.

La tensione narrativa va gestita per gestire, a cascata, la tenuta del nostro lettore. Occorre capire quando accelerare e quando, invece, è opportuno rallentare. In questo senso, la narrazione può essere vista come una specie di gioco dove autore e pubblico si aspettano a vicenda lungo il sentiero della storia.

La narrazione è una questione di tempi. E al di là della consapevolezza tecnica, che può essere appresa con lo studio e con la pratica, esiste un metronomo interno su cui si regola la voce di ogni narratore; tutto questo è facilmente verificabile al cinema, dove, confrontando alcune grandi storie storie, possiamo sperimentare come La Grande Bellezza non abbia il ritmo de I Pirati dei Caraibi, oppure come Ladri di biciclette non abbia quello di Deserto Rosso.

Gestire il tempo della propria storia significa decidere come organizzare il ritmo della sua narrazione. Se, all’interno del mondo straordinario un fatto si realizza in cinque minuti, cinque ore o cinque anni, quanto tempo impiegherà il narratore a raccontarlo? La gestione del tempo si occupa di rispondere a questa domanda.

Così arriviamo ai concetto di tempo della storia e tempo della sua narrazione. Il tempo della storia misura il tempo trascorso all’interno del mondo straordinario mentre il tempo della sua narrazione misura il tempo con cui questo ci viene raccontato.

Se, nel linguaggio cinematografico, il tempo della storia tendenzialmente coincide con il tempo della sua narrazione, in narrativa, invece, i due tempi sono quasi sempre diversi. In narrativa, il narratore può dilatare oppure restringere il tempo a piacimento.

Esistono quattro strumenti attraverso i quali è possibile lavorare con il tempo: l’ellissi, il sommario, la scena e la pausa.

L’ellissi temporale consiste nell’omettere una serie di eventi accaduti tra un fatto A e un fatto B. In accordo con il principio di rilevanza a rappresentatività degli eventi di una storia, viene utilizzata per omettere quegli intervalli di tempo poco interessanti ai fini del racconto.

 

Esempi.

 

La conobbi al mare. Trascorsero cinque anni, infine ci sposammo.

In questo esempio possiamo notare come non vengano effettivamente raccontati i cinque anni di relazione. Tale periodo di tempo viene integralmente saltato: il tempo della storia è maggiore del tempo della sua narrazione.

Il film dedicato a Steve Jobs, descrive la sua vita del celebre fondatore della Apple scandita da quattro lanci di prodotti informatici. Tutto quello che avviene tra questi lanci non viene mai raccontato. La storia vive di ellissi temporali.

Anche questa bella scena di C’era una Volta in America, ci mostra lo scorrere del tempo. Noodles torna a New York molti anni dopo la sua fuga e il passare del tempo ci viene restituito dal suo volto invecchiato e dall’ambientazione rivoluzionata. Oltreché dallo stacco musicale.

La pausa, invece, fa il movimento opposto, ovvero dilata il tempo della narrazione rispetto al tempo della storia. In genere si utilizza per dare enfasi alla pagina.

 

Esempi.

 

Vidi la lacrima scendere dal suo viso, staccarsi e rimanere come sospesa a mezz’aria: luminosa, riflettente, brillava come un diamante, una goccia che al tempo stesso sembrava unirci e separarci. Infine la vidi cadere sulla mia mano.

In questo esempio, il tempo della storia è minore della sua narrazione.

Questo è quello che succede in Matrix nella celebre scena in cui Neo schiva i proiettili: l’immagine viene rallentata e il tempo del racconto diminuisce rispetto al tempo della storia.

Un altro ottimo esempio viene da Quei bravi ragazzi, capolavoro di Scorsese raccontato per mezzo della voce narrante del protagonista. È possibile notare come, nel corso della vicenda, le immagini del film si blocchino creando uno sfasamento tra tempo della storia e il tempo della sua narrazione.

Il sommario invece riassume eventi che si sono compiuti in un periodo più lungo di tempo. Viene solitamente utilizzato per trasferire delle informazioni rilevanti sulla storia o il mondo straordinario. In questo caso, il tempo della storia è quindi più lungo del tempo impiegato per la sua narrazione.

 

Esempi.

 

Una qualsiasi biografia: Si laureò in economia. Per tre anni frequentò una prestigiosa scuola di scrittura. Infine scrisse il suo primo libro Paradiso.

Un valido esempio di sommario è la storia dell’anello raccontata all’inizio de Il Signore degli anelli.

Oppure questo spezzone proveniente da Blow dove Boston George, il nostro narratore, ci racconta dell’esplosione del suo business di cocaina.

Il dialogo, invece, è l’unico momento in cui, per convenzione, in narrativa, il tempo della storia e della sua narrazione coincidono: in questo caso parliamo di scena.

Provare per credere:

“Hey, stai capendo la lezione sullo stile?”

“Sì, alla grande!”

“Perfetto!”

“Alla grande!”

“Wow”

“Yeah”

“Ehm… Posso continuare?”

“Ok!”

Chiaramente, la pagina di un opera narrativa è un insieme di questi strumenti, che vengono scelti dal narratore in base alle esigenze della sua storia.

Ma cosa c’entrano tutti questi strumenti con lo stile?

C’entrano perché questi strumenti influiscono sul ritmo narrativo e il ritmo narrativo influisce  in maniera importante sullo stile del racconto. Se l’ellisse e la scena conferiscono al testo un ritmo narrativo serrato, la pausa e il sommario lo rallentano.

Talvolta, l’utilizzo di questi strumenti può essere così intenso da condizionare la struttura dell’intero romanzo come accade ne Il soccombente di Thomas Bernard, dove il romanzo è caratterizzato da un grande e sapiente uso della pausa, oppure, al contrario, come succede in Cuore di Tenebra di Conrad dove la vicenda principale viene raccontata da un vecchio marinaio dando al libro il respiro tipico del racconto orale. Il grande Gatsby, invece, è collocato da qualche parte in un certo passato di cui il narratore ha piena consapevolezza, così assistiamo a un’utilizzo altalenante di tutti e quattro gli strumenti.

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Si chiama Dalla A alla Z ed è un ciclo di 68 lezioni dove potrai imparare i fondamenti dell'arte del racconto osservando il mondo che ci circonda, il lavoro dei grandi maestri e scrivendo.

La Voce.

 

Raccontare significa recuperare qualcosa che già esiste oppure è esistito all’interno del mondo straordinario. Il narratore osserva il pianeta della sua storia e poi lo trasferisce all’umanità sotto forma di racconto, un linguaggio universale. Per questa ragione, a determinare lo stile concorre anche la voce, ovvero il tono e la prospettiva attraverso la quale si sceglie di raccontare l’universo narrativo.

Chi sta parlando? A che distanza si colloca tale voce nei confronti del mondo straordinario? Sono queste le domande che riguardano la voce.

Questo argomento è sicuramente collegato al punto di vista ma qui lo stiamo toccando a un livello diverso ovvero quello della visione che ciascun autore ha quando chiude gli occhi.

A che distanza si colloca l’autore nei confronti della storia? E a quale distanza, invece, dal tema?

Si dice che come autori non facciamo altro che raccontare la stessa storia per tutta la vita, e per certi versi possiamo dire che non facciamo altro che utilizzare la medesima voce.

Tale percorso è ben visibile nelle personali dedicate ai pittori che dividono il lavoro dell’artista in “periodi”. Tendenzialmente, in queste mostre esiste sempre un punto di svolta in cui l’artista incontra definitivamente la sua arte e sembra non lasciarla più, riproponendola in nuove forme.

Quella è la sua voce.

Ci sono opere che fanno del proprio narratore un elemento caratteristico dell’opera stessa. Eccone alcuni esempi.

Esempi. Libri tra di loro anche molto diversi come Altri libertini, La pianura in fiamme, L’amore ai tempi del colera, Lolita, Mentre morivo, Meno di zero, Viaggio al termine della notte e Novecento, sono tutti validi esempi di come la voce possa essere una componente importante dello stile utilizzato dal narratore.

Lo Sguardo.

Oltre alla gestione del tempo e alla voce, a determinare lo stile di un narratore concorre infine il suo sguardo.

Le visioni di un autore sono uniche e il mondo straordinario che riesce a immaginare contribuisce a renderle le sue storie inimitabili. Lo sguardo non solo influenza la scelta del soggetto del racconto ma ha anche a che fare con il modo attraverso il quale il narratore sceglie di riproporre ciò che vede all’interno del mondo straordinario.

Che cosa sceglie di raccontare? Come sceglie di raccontarlo? Queste sono le domande che riguardano lo sguardo.

In parte hanno a che fare con la selezione degli eventi di cui abbiamo parlato nel capitolo tre, in parte hanno a che fare con il tema della storia di cui parleremo nel prossimo capitolo ma di nuovo è importante sottolineare che qui stiamo osservando la questione da un livello diverso da quello tecnico.

Ricorrendo di nuovo all’arte, la questione dello sguardo appare evidente nelle mostre dedicate ai movimenti, dove lo sguardo di diversi artisti sembra armonizzarsi su principi comuni in termini di selezione di soggetti e nel modo di rappresentarli: lo sguardo dei pittori vittoriani, ad esempio, era concentrato a riprodurre il reale in maniera fedele, così i loro paesaggi traggono fondamento da uno sguardo realista; i futuristi, invece, erano pervasi dalla celebrazione del progresso, della meccanizzazione e della velocità: per questo motivo, il loro sguardo era proteso alla ricerca del movimento all’interno della pittura che diviene astratta.

Nell’immagine possiamo vedere un accostamento tra Niagara, 1857, Frederic Edwin Church e La città che sale, 1910, Umberto Boccioni.

 

Esempi. Se si è appassionati di libri, è facile notare come gli autori tendano a restare fedeli al proprio sguardo anche raccontando storie diverse. Mi vengono in mente autori come Don DeLillo che fanno dei temi una componente importante degli scenari delle loro opere, oppure, in maniera diversa, penso autori di pura trama o di genere come Stephen King o Dan Brown.

Lo sguardo di un narratore caratterizza le storie che racconta. Nessuno di noi inventa nulla di nuovo ma tutti noi osserviamo il mondo con occhi diversi.

E con questa massima possiamo chiudere un altro capitolo del corso. Il prossimo capitolo sarà il penultimo e parleremo del tema, un’arma davvero potentissima in grado di aiutarci a non smarrire la strada durante il nostro racconto. Per quanto riguarda i capitoli precedenti, durante il corso abbiamo parlato del Personaggio, del rapporto tra Personaggio e Storia, della Struttura, dell’Ambientazione, del Punto di Vista.

Come sempre ti ricordo che questo sito nasce come uno spazio di condivisione libera e gratuita di quello che ho imparato durante la mia esperienza di studente, autore e collaboratore editoriale. Se desideri contribuire in un qualche modo a questo progetto, ti invito a condividere questo corso con chi credi possa essere felice di riceverlo.

A presto,

Andrea

 

Impara l'arte del racconto, diventa un narratore consapevole.

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Mi sono diplomato nella più importante scuola di scrittura italiana e ho collaborato con i migliori editori. Nel 2018 ho creato questo spazio, un luogo dove poter condividere quello che ho imparato e aiutare le persone a raccontare le loro storie.

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