#2. Personaggio e Storia

Tempo di lettura 14'


In questo capitolo parleremo dell’aritmetica che si nasconde dietro ogni racconto, di tutti quegli strumenti che dal personaggio conducono alla storia. Veri e propri attrezzi del mestiere in grado di guidarci durante la stesura del racconto, strumenti grazie ai quali potremo gettare solide basi per il nostro impianto narrativo ed evitare che il castello crolli a pagina 38.

Esiste infatti un rapporto molto stretto che lega il personaggio e la storia, un rapporto simbiotico che li conduce a influenzarsi a vicenda.

Sono le scelte del personaggio a fare la storia. Sono le sue decisioni a fargli prendere una strada piuttosto che un’altra ed è sempre il personaggio a pagare le conseguenze delle sue scelte e a raccoglierne gli eventuali benefici. In altre parole, il personaggio influenza e viene influenzato dal viaggio che è destinato a percorrere.

Nel corso del viaggio, il personaggio impara dagli alleati e combatte i nemici in un processo di evoluzione capace di avvicinarlo al suo io interiore, nel caso di un viaggio interiore, e/o all’oggetto del desiderio nel caso di un viaggio esteriore.

Il personaggio influenza e al tempo stesso viene influenzato dalla storia. Per questa ragione, possiamo dire che personaggio e storia sono la stessa cosa.

Ma come si arriva dal personaggio alla storia? Ne parliamo qui.

Esattamente come in tutti gli altri capitoli di questo corso, questo capitolo è stato creato soltanto attraverso contenuti 100% originali, frutto dei miei anni di studio, scrittura e della mia esperienza come collaboratore editoriale.

Mi chiamo Andrea Fabbri. Sono un narratore.

Qui puoi trovare la mia storia.

Andiamo!

Aritmetica di una storia.

Dunque, di cosa si compone una storia?

Nel capitolo uno abbiamo detto che si compone di un personaggio ma adesso possiamo essere più specifici aggiungendo che al personaggio servono un forte desiderio e un magnifico ostacolo.

Il desiderio è ciò che spinge il personaggio ad agire, il motivo per il quale sceglie di mettersi in viaggio, di calarsi nell’avventura, e alla cui base c’è sempre una motivazione: vendetta, denaro, amore, potere; mentre l’ostacolo, è tutto ciò che impedisce al personaggio di soddisfare il suo desiderio: avversari, nemici, costrutti sociali. Tendenzialmente, nella sinossi di una storia, l’ostacolo suona sempre come un MA.

Differentemente da un’idea, una storia è composta sempre da un personaggio che percepisce un forte desiderio ma incontra un meraviglioso ostacolo.

Desiderio e ostacolo sono i semi dai quali può nascere una vicenda e, se li uniamo al personaggio, possiamo arrivare a quella che possiamo definire come la formula generale di ogni storia:

TITOLO DELLA STORIA racconta di NOME PERSONAGGIO/I che vuole/vogliono DESIDERIO/I ma OSTACOLO/I.

 
 

Semplice, no?

Più facile a dirsi che a farsi.

Perché se è vero che una storia può essere sempre raccontata in una manciata di righe, è altrettanto vero che, salvo casi eccezionali, a questa sintesi si arriva sempre grazie al duro lavoro. Esattamente come il personaggio, anche il narratore compie un viaggio all’interno della sua storia guadagnando, pagina dopo pagina, consapevolezza sul suo racconto.

Oltre alla formula di ogni storia, attraverso il desiderio e l’ostacolo, è possibile arrivare anche alla domanda drammaturgica fondamentale, ovvero a quella domanda capace di portare avanti il racconto dall’inizio alla fine. Quell’interogativo che tiene il lettore incollato alla pagina e il narratore a stretto contatto con il filo del suo racconto.

Certo, è normale che una storia generi diverse domande drammaturgiche durante il suo sviluppo, ognuna delle quali attribuibile a una diversa linea narrativa o sotto-storia, ma tra tutte queste, è senz’altro vero che ne esiste sempre una principale, ovvero quella capace di legare il racconto dall’inizio alla fine.

La sua formula è molto semplice:

Riuscirà PERSONAGGIO/I a DESIDERIO?

 

Ecco alcuni esempi di quanto abbiamo detto.

 

Esempi.

Ne Il Signore degli Anelli, Frodo desidera distruggere l’anello del potere. MA l’anello può essere distrutto soltanto a Mordor, il luogo più remoto e pericoloso della Terra di Mezzo e il signore del male dispone di numerosi e potenti alleati che si frappongono tra il piccolo hobbit, la sua Compagnia e il Monte Fato. In più l’Anello desidera di essere trovato. Domanda:

Riuscirà Frodo a distruggere l’Anello del potere?

In Revenant, Hugh Glass desidera vendicare la morte del figlio assassinato da John Fitzgerald. MA John Fitzgerald si trova a miglia di distanza e lui è gravemente ferito perché è stato attaccato  da un gigantesco grizzly: disperso nella natura selvaggia presidiata dai temibili indiani Arikara che gli stanno alle calcagna, Hugh Glass si mette in marcia per colmare la distanza. Quindi:

Riuscirà Hugh Grass a uccidere Fitzgerald per vendicare suo figlio?

Cosmopolis racconta di Eric Parker, un magnate dell’informazione che desidera andare a farsi tagliare i capelli dal suo barbiere di fiducia. MA Manhattan è paralizzata dal traffico: c’è il Presidente degli Stati Uniti in città e poi il funerale di un famoso rapper. Il rischio attentati è ai massimi livelli e nel frattempo la limo di Eric procede a passo d’uomo scortata dagli uomini della sua scorta. Ovviamente il barbiere di fiducia è dall’altra parte della città. In più, un uragano finanziario incombe su mercati internazionali mai così instabili.

Riuscirà Eric ad andare a farsi tagliare i capelli?

In Furore, nel corso della Grande Depressione degli anni ’30, la famiglia Joad desidera raggiungere la California per ricostruirsi una vita dopo che la meccanizzazione dell’industria agricola e la sterilità della terra l’hanno ridotta sul lastrico. MA il viaggio è molto lungo e loro sono molto poveri. Sono anche in molti, alcuni troppo vecchi, alcuni troppo giovani, tutti sopra a un camion sgangherato. In più non sono i soli ad aver avuto l’idea di spostarsi ma sulla 66 c’è praticamente mezza America: tanta gente per bene ma anche gente pronta ad approfittarsi di quella situazione disperata.

Riuscirà la famiglia Joad a raggiungere la California per rifarsi una vita?

La domanda drammaturgia principale e la formula generale della storia, sono due strumenti fondamentali in quanto, oltre a guidarci lungo la fase di scrittura, nella loro infinita semplicità, ci permettono di osservare lo scheletro della nostra storia e valutare dove intervenire in caso di bisogno.

 

Scrittura, sintesi e riscrittura.

 

Un vecchio saggio una volta mi disse che si conosce veramente la storia che si vuole raccontare soltanto quando la si riesce a raccontare in tre righe. Un’altra volta, invece, ho letto che un grande scrittore (non ricordo quale) affermava di iniziare a scrivere davvero la sua storia soltanto dopo aver scritto la parola fine.

Credo che ognuno abbia il suo modo di vedere la cosa ma per me queste due frasi hanno ragione entrambe.

Come ti renderai conto, se da un lato non è così difficile indovinare l’aritmetica (o la sua assenza) di una storia altrui, dall’altro non è così semplice fare lo stesso con la storia che stiamo raccontando.

Questo dipende in larga misura dall’inesperienza.

Non mi riferisco all’inesperienza nell’arte del raccontare (se no i premi Nobel sfornerebbero libri meravigliosi senza fatica) ma all’inesperienza che abbiamo all’interno del mondo straordinario della nostra storia.

E lì c’è poco da fare: bisogna mettere ore di volo, tastare con mano, fare esperienza. In altre parole bisogna scrivere. È impensabile pensare di poter arrivare a scrivere un libro con la testa, esattamente com’è impensabile credere di poter pilotare un trimotore Chester leggendo un manuale e pensandoci su.

Allo stesso modo, di riflesso, occorre comprendere che nell’arte del racconto la sintesi non è un dono ma una conquista. Possono bastare dieci giorni a scrivere centomila pagine ma può non bastare una vita per levigare la forma, fare pulizia, sopratutto a livello mentale: sfogli il tuo libro dopo due anni e ti ritrovi a ragionare su quella virgola di pagina trentotto. Insomma il lavoro è potenzialmente infinito. Come recita il detto: un’opera d’arte può ritenersi davvero compiuta oppure è stata soltanto abbandonata?

Raccontare la propria storia in tre righe e provare a rispondere alla propria domanda drammaturgia fondamentale rappresentano due ottimi test per verificare la tenuta della propria storia, sopratutto per verificare di starne davvero raccontando una.

 

Personaggi e Protagonista: una precisazione.

 

Fino ad ora mi sono sempre riferito genericamente al personaggio anche se nelle storie ne esistono di diverse tipologie, ognuna delle quali con una propria funzione all’interno della vicenda.

A questo proposito, lo studio sicuramente più rilevante è Il viaggio dell’eroe di Christopher Vogler, un saggio a cui tutti i narratori dovrebbero dare un occhiata almeno una volta nella vita. Il libro si fonda sugli studi di Joseph Campbell (autore de L’eroe dai mille volti, altro saggio importantissimo) e illustra sette figure archetipiche, oltreché un modello universale su cui si strutturano le storie più o meno da sempre.

Data la vastità dell’argomento, le figure archetipiche teorizzate da Vogler condite di numerosi esempi, saranno un contenuto del livello avanzato di questo corso che pubblicherò al più presto (se vuoi ricevere news sugli articoli, puoi iscriverti alla mia newsletter 😉 ).

Quello che è importante sottolineare adesso, è che è fondamentale stabilire un sistema di rapporti tra i personaggi che vivono all’interno della tua storia.

Una storia può avere innumerevoli personaggi ognuno dei quali deve avere la giusta importanza.

Come si identifica il protagonista?

Per fortuna, esiste una regola di base: il protagonista, o personaggio principale, è colui attorno al quale ruota la domanda drammaturgia principale, ovvero il personaggio che, durante la storia, si evolve e si trasforma. I personaggi secondari, invece, sono abitanti del mondo straordinario che lo aiutano o lo ostacolano. In entrambi i casi, attraverso i loro insegnamenti, contribuiscono all’evoluzione del protagonista.

Esempi.

Tornando a Il Signore degli Anelli, escludendo che il protagonista possa essere l’anello stesso, il protagonista della storia è senz’altro Frodo. È la sua avventura a tenere insieme la vicenda dall’inizio alla fine e, per quanto siano ottimamente caratterizzati, gli altri personaggi sono tutti secondari. Le vicende di Aragorn, Legolas, Gandalf e Gimli sono funzionali soltanto se pensate in relazione alla vicenda di Frodo e perdono senso come vicende a se stanti. Questi personaggi sono a sostegno dell’eroe mentre personaggi come Gollum, i Nazgul o Saruman hanno il compito di ostacolarlo.

In Matrix, ovviamente, il protagonista è Neo: è lui a compiere il processo di trasformazione/evoluzione ed è su di lui che pesa il destino dell’umanità. Trinity è l’aiutante, Morpheus il mentore. L’agente Smith è l’ombra, detto anche antagonista.

Dunkirk, invece, racconta una storia corale che passa attraverso diversi protagonisti. Il film è strutturato secondo un punto di vista multiplo dove assistiamo alle vicende di diversi uomini coinvolti nell’esodo da Dunkirk. Ognuna delle tre storie, quindi, ha i suoi personaggi principali e secondari. La storia legata al cielo, ad esempio, ha come protagonista il pilota Farrier e come personaggi secondari il pilota Collins e il caposquadra abbattuto. Ovviamente, i piloti tedeschi rappresentano gli antagonisti.

Nella commedia La dura verità, invece, come spesso accade nelle commedie, i protagonisti sono due: l’uomo e la donna. Entrambi compiono un percorso di cambiamento, imparano l’uno dall’altro, e insieme realizzano quel processo di evoluzione che li conduce a innamorarsi. Chi l’avrebbe detto che quella maniaca del controllo sarebbe finita con quel ragazzaccio sboccato?

Per il momento è tutto, anche questo capitolo del corso è finito e così non mi resta che rimandarvi al capitolo uno dove ci siamo occupati del personaggio in senso stretto oppure al capitolo tre dove parleremo di uno degli argomenti più importanti del corso: la struttura.

Come già sai, questo sito nasce come uno spazio di condivisione libera e gratuita di quello che ho imparato durante la mia esperienza di studente, autore e collaboratore editoriale. Se ti è piaciuto questo appuntamento del corso e desideri contribuire in un qualche modo a questo progetto, ti invito a condividerlo con chi credi possa essere felice di riceverlo.

Sarebbe fantastico.

Un abbraccio,

Andrea

Hai già visto il mio corso di scrittura creativa?

Si chiama Dalla A alla Z ed è un ciclo di otto lezioni. Può essere organizzato via Skype, dal vivo e tra poco anche online. Può essere individuale oppure collettivo e si può organizzare anche nella tua città.

Mi sono diplomato nella più importante scuola di scrittura italiana e ho collaborato con i migliori editori. Nel 2018 ho creato questo spazio, un luogo dove poter condividere quello che ho imparato e aiutare le persone a raccontare le loro storie.

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