#4. Ambientazione

Tempo di lettura 17'

 

Leggere una buona storia è anche un’esperienza sensoriale.  Udito, olfatto, vista, tatto, gusto: oltre a coinvolgersi emotivamente, una storia è in grado di stimolare i nostri sensi. Per questa ragione, ascoltare una buona storia può restituirci l’idea di averla vissuta veramente.

Le storie ci portano lontano.

In un certo senso hanno a che fare con il teletrasporto. E il tempo e lo spazio giocano un ruolo importante in questo processo.

In questo capitolo parlerò di tempo e di spazio, di come l’ambientazione sia un elemento determinante della tua storia e sopratutto di come sia un personaggio a tutti gli effetti, un elemento vivo in grado di condizionare la vicenda.

Come sempre, questo capitolo è stato scritto utilizzando soltanto contenuti 100% originali, frutto dei miei studi, della mia scrittura e della mia esperienza come collaboratore editoriale.

Mi chiamo Andrea Fabbri. Sono un narratore.

Qui puoi trovare la mia storia.

Andiamo!

 

Ambientazione e teletrasporto: il DOVE e il QUANDO come le coordinate del mondo straordinario della tua storia.

 

Se pensiamo alle pagine di un libro come a una porta esperienziale, il dove e il quando corrispondono alla fetta di mondo in cui il pubblico precipita dopo averla attraversata. Il dove e il quando rappresentano le coordinate che permettono al pubblico di raggiungere il mondo straordinario della nostra storia.

Quello che è importante sottolineare è che, come in un qualsiasi piano cartesiano, tempo e spazio, x e y, permettono di localizzare con precisione l’universo narrativo della tua storia. Per questo motivo, tempo e spazio vanno considerati come un unicum: è attraverso la loro unione che ci è possibile raggiungere l’universo narrativo. Variare anche solo uno dei due parametri ci condurrà per forza a un universo differente, un’altra storia.

 

Esempio.

 

Se ambiento la mia storia nei ruggenti anni ’20 a Long Island, questa sarà contaminata dallo sfarzo e dall’eccesso che ha conosciuto l’America nel primo dopoguerra. (Il grande Gatsby).

Ma se mantengo il luogo e sposto il tempo, diciamo avanti di una decina d’anni, giusto dopo il crack della borsa degli anni ’30 e la conseguente grande depressione americana, la mia ambientazione sarà diversa, così come lo saranno i valori, il concetto stesso di ricco e di povero, e di sfarzo. (Furore).

Ma se mantengo l’epoca e la sposto nello spazio, invece, quindi sempre negli ’20 ma a Parigi, per esempio, la capitale di un paese che è stato coinvolto direttamente dal conflitto mondiale, ancora una volta l’atmosfera sarà differente come, ad esempio, lo è in Fiesta di Hemingway.

Insomma, esattamente come quando si cerca un punto sulla cartina, modificare anche solo una delle due coordinate significa cambiare zona della mappa. In altre parole, ogni storia ha la sua ambientazione e ogni ambientazione condiziona la sua storia.

Tutti i grandi libri sono impossibili da immaginare in altri contesti. Penso al legame tra Terra di Mezzo e Il Signore degli anelli, tra l’universo crudo, violento e post apocalittico de La strada di Cornac Mccarthy, tra le Langhe e i moti di resistenza narrati da Beppe Fenoglio in Una questione privata e ne Il partigiano Johnny. Penso a un intero genere di letteratura che trae il suo nome proprio una questione di tempo e spazio: il romanzo storico.

Gli esempi potrebbero essere infiniti come d’altronde lo sono i titoli delle buone storie. In fin dei conti, ognuna di loro è in grado di teletrasportarci nel suo mondo straordinario, e per farlo si avvale di coordinate: il dove e il quando.

 

Realisticità e Ricerca.

 

Scegliere le coordinate della tua storia, il dove e il quando, significa scegliere la zona di atterraggio del tuo lettore ed è fondamentale che questa sia messa in sicurezza prima del suo arrivo. Certo, può essere un luogo ostile, selvaggio e spaventoso, repellente, ma comunque deve sempre rappresentare una realtà coerente con il sistema di valori imposto dalla storia e dal suo autore.

Come narratori, è fondamentale avere sempre le cose sotto controllo e per questo è fondamentale conoscere sempre ciò di cui si sta parlando; per questo esiste la fase di ricerca. Non mi riferisco soltanto alla fase di studio finalizzata a guadagnare una conoscenza teorica della materia di cui si racconta (cosa comunque necessaria), bensì all’esplorazione personale del proprio mondo straordinario.

Come ho già detto più volte durante il corso, come narratori, siamo gli unici esseri umani a poter visitare il mondo straordinario della nostra storia. Per ricerca intendo, quindi, delle piacevoli scampagnate condotte al suo interno. Osservazioni guidate dallo spirito del naturalista, del biologo marino con il taccuino in mano. Qualcosa di molto simile al sognare ad occhi aperti.

La ricerca ci aiuta a costruire realtà coerenti. Oltre a guadagnare una conoscenza tecnica dell’argomento sulla quale poter posare la nostra storia, consiste nell’abitare il nostro universo narrativo.

La ricerca serve inoltre a rendere credibile la nostra storia. Per credibilità intendo il suo livello di coerenza  rispetto al suo sistema di valori. Il grado e il tipo di ricerca da condurre dipende dalle nostre conoscenze personali ma anche dal tipo di storia che stiamo raccontando.

Nella mia esperienza ho notato che occorre fare attenzione a queste quattro situazioni peculiari.

 

Ambientazione e ricerca: quattro situazioni peculiari.

 

Saperi aperti. Per saperi aperti si intendono quelle conoscenze o circostanze che sono conosciute dai più (ad esempio l’undici settembre). Quando si raccontano storie di questo tipo occorre tenere sempre presente che le coordinate del nostro mondo straordinario ci conducono a un’ambientazione che per il nostro ascoltatore non è del tutto nuova, in quanto parte della memoria collettiva. È quindi importante tenere in considerazione che, in questi casi, il nostro mondo straordinario si scontra con la rappresentazione generalizzata di quel fatto.

Esempi. Ottimi esempi di questo tipo di storie possono essere i film biografici: The social network oppure Steve Jobs ma anche l’ultimo Robin Hood, che finisce col giocare e quindi reinterpretare alcuni elementi archetipici della storia dell’amato fuorilegge. Parlando di libri, direi Lampi oppure Correre ma anche Libra di DeLillo che racconta dell’assassinio di Kennedy.

Saperi chiusi. Viceversa, quando raccontiamo di qualcosa che in pochi conoscono (ad esempio le straordinarie implicazioni che ebbe la pubblicazione del teorema di Strumbert per la fisica quantistica) occorre fare i conti con questa circostanza in modo da non risultare incomprensibili da un lato e prolissi e quindi noiosi dall’altro. In questo tipo di vicende, il principio è sempre questo: la storia viene sempre prima di tutto. Il corollario recita: conoscere perfettamente l’argomento trattato in modo che questa conoscenza possa traspirare ovunque senza venire enunciata direttamente. Occorre studiare molto, studiare al punto da accumulare sotto pelle tutta la materia polverosa.

Esempi. A questo proposito mi viene in mente Solar di McEwan che relega la scienza in secondo piano seppur il protagonista sia uno scienziato di fama mondiale ma anche il film Interstellar che lascia in secondo piano le complicate teorie relative ai buchi neri per far emergere la storia.

Genere. Quando si scrive una storia che appartiene al genere occorre considerare che molto probabilmente ci si sta rivolgendo a un pubblico di esperti e appassionati. Le storie di genere condividono così, qualche punto del discorso fatto per i saperi aperti: la vostra storia verrà riconosciuta e classificata in base e in funzione di tutte le storie appartenenti a quel genere. Se un uomo in impermeabile aspetta sotto la pioggia stringendo una pistola tra i suoi guanti neri, che storia ti aspetti?
Un genere è un codice, e per scrivere storie di genere occorre essere esperti di quel codice: questo permette di evitare i cliché, quindi di risultare banali ed evita gli strafalcioni.

Esempi. Posso citare dei capisaldi di alcuni generi, come It, oppure 007 – Dalla Russia con Amore, uno qualsiasi dei gialli di Simenon o Camilleri.

Realisticità -1. Meritano un discorso separato dai generi quelle storie che vivono all’interno di un mondo straordinario che è perfettamente uguale al nostro se non per una variabile come, ad esempio, che la nostra realtà in realtà è un programma di simulazione creato dalle macchine che governano il mondo (Matrix). Questo tipo di storie, escono dal perimetro classico delle storie di genere per via della loro trasversalità e necessitano un grado estremo di coerenza interna: la ricerca va quindi condotta sulle norme sociali che dominano il nostro mondo straordinario, sul suo sistema di valori intrinseco; perché anche la più piccola incongruenza può minare la credibilità di tutta la storia.

Esempi. Le distopie come 1984, Fahrenheit 451 oppure la saga degli Hunger Games. Abbiamo già citato Matrix e possiamo aggiungere The Lobster.

 

Ambientazione e storia.

 

A volte l’ambientazione può essere così determinante da condizionare tutta la nostra storia. Può capitare, infatti, che l’ambientazione sia in un qualche modo un fattore scatenante o una componente fondamentale della storia.

Ecco qualche esempio.

 

Esempi.

 

In linea con l’assassino è una storia ambientata all’interno di una cabina telefonica.  In un mondo dove esistono i telefoni cellulari, la domanda è: perché una persona si reca ancora in una cabina telefonica? La risposta è: perché ha qualcosa da nascondere. E questo è il motivo per il quale il cecchino tiene sotto tiro il nostro protagonista.

Carnage è un film girato all’interno di un appartamento dove viene messo in scena il conflitto tra i genitori di due bambini che hanno litigato, i quali finiranno per litigare a loro volta in una situazione di tensione crescente. In questo caso, l’ambientazione ragiona per sottrazione, limitando gli spazi al fine di permettere ai conflitti umani di emergere.

Shutter Island è ambientato su un’isola dalla quale è impossibile andarsene se il mare è in burrasca. Il fatto che non sia possibile abbandonare l’isola è un elemento fondamentale per l’intera vicenda.

Il Signore degli anelli rappresenta tutto ciò che un mondo straordinario può offrire: in larghezza e in profondità. Tutto è essenziale ma l’universo è anche incredibilmente vasto.

Infine, come non citare Hogwarts? Come in tutte le storie fantastiche, il celebre istituto di magia rappresenta più di una semplice ambientazione per le peripezie del giovane Harry Potter:  penso alle scale che si muovono del primo libro oppure al platano picchiatore del libro terzo. Hogwarts si comporta come un personaggio a tutti gli effetti e influisce sulla vicenda a diversi livelli. Per questa ragione costituisce un valido esempio per lanciare il prossimo paragrafo.

(Se l’argomento ti interessa e sei a caccia di altri esempi, come sempre invito a dare un’occhiata alla sezione dedicata alle mie analisi dove potrai trovare molto materiale inerente ai temi trattati durante il corso).

 

L’ambientazione è un elemento vivo della storia.

 

Le storie sono un tutt’uno. Come in una gigantesca orchestra, ogni elemento produce un effetto sul risultato finale.

Tutti gli elementi di una storia hanno un impatto sull’equilibrio generale, tutti compresa l’ambientazione. Come abbiamo detto, l’ambientazione può condizionare il tipo di storia che stai raccontando a livelli talvolta insospettabili.

Pensiamo ai temporali improvvisi, al traffico incessante, e a tutti quei piccoli e grandi cataclismi che circondano i nostri personaggi ostacolandoli nei momenti decisivi. Pensiamo alla tecnologia esistente all’interno del mondo straordinario e al contesto sociale.

L’ambientazione si muove, anche fisicamente, e muovendosi coinvolge i nostri personaggi.

Ma non è tutto. Come sarebbe potuta andare a finire se Romeo e Giulietta avessero avuto un telefono cellulare? E Renzo e Lucia? Domandiamoci quante storie non starebbero più in piedi semplicemente perché oggi possiamo comunicare dalla lunga distanza. Che ne sarebbe stato della tragedia del Titanic? Al tempo stesso, è la stessa possibilità di comunicare sempre e ovunque che rende interessante la figura di un uomo che si reca sempre alla stessa cabina pubblica de In linea con l’assassino.

L’ambientazione definisce lo spettro delle nostre possibilità.

Ti chiedo di osservare questa fotografia. Mostra un diorama del Museo di storia naturale di New York.

Un diorama è come un quadro, una composizione che rappresenta una scena che definisce un unicum coerente con se stesso: non vedremo mai delle renne nel deserto perché le renne nel deserto morirebbero, così come non vedremo mai degli uomini primitivi con i capelli tagliati come Justin Bieber perché all’età della pietra non andavano ancora di moda.

Esattamente come nel diorama, l’ambientazione legittima il perimetro delle nostre scelte autoriali, costringendole alla coerenza interna del mondo straordinario.

Lo spazio e il tempo che scegliamo di raccontare influisce sulle nostre storie perché definisce un contesto, ma influisce sulle nostre storie anche perché l’ambientazione è una cosa viva, un personaggio a tutti gli effetti capace di aiutare oppure ostacolare i nostri personaggi in qualsiasi momento.

 

Esempi.

 

Mi vengono in mente due agenti del mondo straordinario legati a due storie differenti: lo Squalo e Barbalbero. Entrambi ci danno un metro di come l’ambientazione possa condizionare la vicenda venendo in soccorso oppure aggredendo i nostri personaggi. Entrambi i personaggi, lo squalo e Barbalbero, sono rappresentanti del mondo straordinario che circonda i nostri eroi: un mondo capace di condizionare e determinare la parabola narrativa.

In conclusione, l’ambientazione è molto più che un semplice sfondo che scorre in lontananza. L’ambientazione è una componente viva capace di influenzare il nostro racconto.

Chiudo con una conseguenza:

Per noi narratori non esistono un tempo e un luogo migliori o peggiori ma esistono ambientazioni più o meno funzionali alle storie che vogliamo raccontare.

Parafrasando: ogni storia ha il suo tempo! (e il suo spazio!)

Anche questo capitolo del corso è finito. Nel prossimo capitolo, il capitolo cinque parleremo del Punto di vista, probabilmente l’argomento più frainteso e ostico per gli autori alle prime armi. Per il momento abbiamo già parlato di: Personaggio, Personaggio e Storia e Struttura.

Come sempre, ti ricordo che questo sito nasce come uno spazio di condivisione libera e gratuita di quello che ho imparato durante la mia esperienza di studente, autore e collaboratore editoriale. Se desideri contribuire in un qualche modo a questo progetto, ti invito a condividere questo corso con chi credi possa essere felice di riceverlo.

A presto,

Andrea

 

Tempo di lettura 17′

  Leggere una buona storia è anche un’esperienza sensoriale.  Udito, olfatto, vista, tatto, gusto: oltre a coinvolgersi emotivamente, una storia è in grado di stimolare i nostri sensi. Per questa ragione, ascoltare una buona storia può restituirci l’idea di averla vissuta veramente. Le storie ci portano lontano. In un certo senso hanno a che fare con il teletrasporto. E il tempo e lo spazio giocano un ruolo importante in questo processo. In questo capitolo parlerò di tempo e di spazio, di come l’ambientazione sia un elemento determinante della tua storia e sopratutto di come sia un personaggio a tutti gli effetti, un elemento vivo in grado di condizionare la vicenda. Come sempre, questo capitolo è stato scritto utilizzando soltanto contenuti 100% originali, frutto dei miei studi, della mia scrittura e della mia esperienza come collaboratore editoriale. Mi chiamo Andrea Fabbri. Sono un narratore. Qui puoi trovare la mia storia. Andiamo!  

Ambientazione e teletrasporto: il DOVE e il QUANDO come le coordinate del mondo straordinario della tua storia.

  Se pensiamo alle pagine di un libro come a una porta esperienziale, il dove e il quando corrispondono alla fetta di mondo in cui il pubblico precipita dopo averla attraversata. Il dove e il quando rappresentano le coordinate che permettono al pubblico di raggiungere il mondo straordinario della nostra storia. Quello che è importante sottolineare è che, come in un qualsiasi piano cartesiano, tempo e spazio, x e y, permettono di localizzare con precisione l’universo narrativo della tua storia. Per questo motivo, tempo e spazio vanno considerati come un unicum: è attraverso la loro unione che ci è possibile raggiungere l’universo narrativo. Variare anche solo uno dei due parametri ci condurrà per forza a un universo differente, un’altra storia.  

Esempio.

  Se ambiento la mia storia nei ruggenti anni ’20 a Long Island, questa sarà contaminata dallo sfarzo e dall’eccesso che ha conosciuto l’America nel primo dopoguerra. (Il grande Gatsby). Ma se mantengo il luogo e sposto il tempo, diciamo avanti di una decina d’anni, giusto dopo il crack della borsa degli anni ’30 e la conseguente grande depressione americana, la mia ambientazione sarà diversa, così come lo saranno i valori, il concetto stesso di ricco e di povero, e di sfarzo. (Furore). Ma se mantengo l’epoca e la sposto nello spazio, invece, quindi sempre negli ’20 ma a Parigi, per esempio, la capitale di un paese che è stato coinvolto direttamente dal conflitto mondiale, ancora una volta l’atmosfera sarà differente come, ad esempio, lo è in Fiesta di Hemingway. Insomma, esattamente come quando si cerca un punto sulla cartina, modificare anche solo una delle due coordinate significa cambiare zona della mappa. In altre parole, ogni storia ha la sua ambientazione e ogni ambientazione condiziona la sua storia. Tutti i grandi libri sono impossibili da immaginare in altri contesti. Penso al legame tra Terra di Mezzo e Il Signore degli anelli, tra l’universo crudo, violento e post apocalittico de La strada di Cornac Mccarthy, tra le Langhe e i moti di resistenza narrati da Beppe Fenoglio in Una questione privata e ne Il partigiano Johnny. Penso a un intero genere di letteratura che trae il suo nome proprio una questione di tempo e spazio: il romanzo storico. Gli esempi potrebbero essere infiniti come d’altronde lo sono i titoli delle buone storie. In fin dei conti, ognuna di loro è in grado di teletrasportarci nel suo mondo straordinario, e per farlo si avvale di coordinate: il dove e il quando.  

Realisticità e Ricerca.

  Scegliere le coordinate della tua storia, il dove e il quando, significa scegliere la zona di atterraggio del tuo lettore ed è fondamentale che questa sia messa in sicurezza prima del suo arrivo. Certo, può essere un luogo ostile, selvaggio e spaventoso, repellente, ma comunque deve sempre rappresentare una realtà coerente con il sistema di valori imposto dalla storia e dal suo autore. Come narratori, è fondamentale avere sempre le cose sotto controllo e per questo è fondamentale conoscere sempre ciò di cui si sta parlando; per questo esiste la fase di ricerca. Non mi riferisco soltanto alla fase di studio finalizzata a guadagnare una conoscenza teorica della materia di cui si racconta (cosa comunque necessaria), bensì all’esplorazione personale del proprio mondo straordinario. Come ho già detto più volte durante il corso, come narratori, siamo gli unici esseri umani a poter visitare il mondo straordinario della nostra storia. Per ricerca intendo, quindi, delle piacevoli scampagnate condotte al suo interno. Osservazioni guidate dallo spirito del naturalista, del biologo marino con il taccuino in mano. Qualcosa di molto simile al sognare ad occhi aperti. La ricerca ci aiuta a costruire realtà coerenti. Oltre a guadagnare una conoscenza tecnica dell’argomento sulla quale poter posare la nostra storia, consiste nell’abitare il nostro universo narrativo. La ricerca serve inoltre a rendere credibile la nostra storia. Per credibilità intendo il suo livello di coerenza  rispetto al suo sistema di valori. Il grado e il tipo di ricerca da condurre dipende dalle nostre conoscenze personali ma anche dal tipo di storia che stiamo raccontando.  Nella mia esperienza ho notato che occorre fare attenzione a queste quattro situazioni peculiari.  

Ambientazione e ricerca: quattro situazioni peculiari.

  Saperi aperti. Per saperi aperti si intendono quelle conoscenze o circostanze che sono conosciute dai più (ad esempio l’undici settembre). Quando si raccontano storie di questo tipo occorre tenere sempre presente che le coordinate del nostro mondo straordinario ci conducono a un’ambientazione che per il nostro ascoltatore non è del tutto nuova, in quanto parte della memoria collettiva. È quindi importante tenere in considerazione che, in questi casi, il nostro mondo straordinario si scontra con la rappresentazione generalizzata di quel fatto.   Esempi. Ottimi esempi di questo tipo di storie possono essere i film biografici: The social network oppure Steve Jobs ma anche l’ultimo Robin Hood, che finisce col giocare e quindi reinterpretare alcuni elementi archetipici della storia dell’amato fuorilegge. Parlando di libri, direi Lampi oppure Correre ma anche Libra di DeLillo che racconta dell’assassinio di Kennedy.   Saperi chiusi. Viceversa, quando raccontiamo di qualcosa che in pochi conoscono (ad esempio le straordinarie implicazioni che ebbe la pubblicazione del teorema di Strumbert per la fisica quantistica) occorre fare i conti con questa circostanza in modo da non risultare incomprensibili da un lato e prolissi e quindi noiosi dall’altro. In questo tipo di vicende, il principio è sempre questo: la storia viene sempre prima di tutto. Il corollario recita: conoscere perfettamente l’argomento trattato in modo che questa conoscenza possa traspirare ovunque senza venire enunciata direttamente. Occorre studiare molto, studiare al punto da accumulare sotto pelle tutta la materia polverosa.   Esempi. A questo proposito mi viene in mente Solar di McEwan che relega la scienza in secondo piano seppur il protagonista sia uno scienziato di fama mondiale ma anche il film Interstellar che lascia in secondo piano le complicate teorie relative ai buchi neri per far emergere la storia.   Genere. Quando si scrive una storia che appartiene al genere occorre considerare che molto probabilmente ci si sta rivolgendo a un pubblico di esperti e appassionati. Le storie di genere condividono così, qualche punto del discorso fatto per i saperi aperti: la vostra storia verrà riconosciuta e classificata in base e in funzione di tutte le storie appartenenti a quel genere. Se un uomo in impermeabile aspetta sotto la pioggia stringendo una pistola tra i suoi guanti neri, che storia ti aspetti? Un genere è un codice, e per scrivere storie di genere occorre essere esperti di quel codice: questo permette di evitare i cliché, quindi di risultare banali ed evita gli strafalcioni.   Esempi. Posso citare dei capisaldi di alcuni generi, come It, oppure 007 – Dalla Russia con Amore, uno qualsiasi dei gialli di Simenon o Camilleri.   Realisticità -1. Meritano un discorso separato dai generi quelle storie che vivono all’interno di un mondo straordinario che è perfettamente uguale al nostro se non per una variabile come, ad esempio, che la nostra realtà in realtà è un programma di simulazione creato dalle macchine che governano il mondo (Matrix). Questo tipo di storie, escono dal perimetro classico delle storie di genere per via della loro trasversalità e necessitano un grado estremo di coerenza interna: la ricerca va quindi condotta sulle norme sociali che dominano il nostro mondo straordinario, sul suo sistema di valori intrinseco; perché anche la più piccola incongruenza può minare la credibilità di tutta la storia.   Esempi. Le distopie come 1984, Fahrenheit 451 oppure la saga degli Hunger Games. Abbiamo già citato Matrix e possiamo aggiungere The Lobster.  

Ambientazione e storia.

  A volte l’ambientazione può essere così determinante da condizionare tutta la nostra storia. Può capitare, infatti, che l’ambientazione sia in un qualche modo un fattore scatenante o una componente fondamentale della storia. Ecco qualche esempio.  

Esempi.

  In linea con l’assassino è una storia ambientata all’interno di una cabina telefonica.  In un mondo dove esistono i telefoni cellulari, la domanda è: perché una persona si reca ancora in una cabina telefonica? La risposta è: perché ha qualcosa da nascondere. E questo è il motivo per il quale il cecchino tiene sotto tiro il nostro protagonista. Carnage è un film girato all’interno di un appartamento dove viene messo in scena il conflitto tra i genitori di due bambini che hanno litigato, i quali finiranno per litigare a loro volta in una situazione di tensione crescente. In questo caso, l’ambientazione ragiona per sottrazione, limitando gli spazi al fine di permettere ai conflitti umani di emergere. Shutter Island è ambientato su un’isola dalla quale è impossibile andarsene se il mare è in burrasca. Il fatto che non sia possibile abbandonare l’isola è un elemento fondamentale per l’intera vicenda.  Il Signore degli anelli rappresenta tutto ciò che un mondo straordinario può offrire: in larghezza e in profondità. Tutto è essenziale ma l’universo è anche incredibilmente vasto. Infine, come non citare Hogwarts? Come in tutte le storie fantastiche, il celebre istituto di magia rappresenta più di una semplice ambientazione per le peripezie del giovane Harry Potter:  penso alle scale che si muovono del primo libro oppure al platano picchiatore del libro terzo. Hogwarts si comporta come un personaggio a tutti gli effetti e influisce sulla vicenda a diversi livelli. Per questa ragione costituisce un valido esempio per lanciare il prossimo paragrafo. (Se l’argomento ti interessa e sei a caccia di altri esempi, come sempre invito a dare un’occhiata alla sezione dedicata alle mie analisi dove potrai trovare molto materiale inerente ai temi trattati durante il corso).  

L’ambientazione è un elemento vivo della storia.

  Le storie sono un tutt’uno. Come in una gigantesca orchestra, ogni elemento produce un effetto sul risultato finale. Tutti gli elementi di una storia hanno un impatto sull’equilibrio generale, tutti compresa l’ambientazione. Come abbiamo detto, l’ambientazione può condizionare il tipo di storia che stai raccontando a livelli talvolta insospettabili. Pensiamo ai temporali improvvisi, al traffico incessante, e a tutti quei piccoli e grandi cataclismi che circondano i nostri personaggi ostacolandoli nei momenti decisivi. Pensiamo alla tecnologia esistente all’interno del mondo straordinario e al contesto sociale. L’ambientazione si muove, anche fisicamente, e muovendosi coinvolge i nostri personaggi. Ma non è tutto. Come sarebbe potuta andare a finire se Romeo e Giulietta avessero avuto un telefono cellulare? E Renzo e Lucia? Domandiamoci quante storie non starebbero più in piedi semplicemente perché oggi possiamo comunicare dalla lunga distanza. Che ne sarebbe stato della tragedia del Titanic? Al tempo stesso, è la stessa possibilità di comunicare sempre e ovunque che rende interessante la figura di un uomo che si reca sempre alla stessa cabina pubblica de In linea con l’assassino. L’ambientazione definisce lo spettro delle nostre possibilità. Ti chiedo di osservare questa fotografia. Mostra un diorama del Museo di storia naturale di New York.   Un diorama è come un quadro, una composizione che rappresenta una scena che definisce un unicum coerente con se stesso: non vedremo mai delle renne nel deserto perché le renne nel deserto morirebbero, così come non vedremo mai degli uomini primitivi con i capelli tagliati come Justin Bieber perché all’età della pietra non andavano ancora di moda. Esattamente come nel diorama, l’ambientazione legittima il perimetro delle nostre scelte autoriali, costringendole alla coerenza interna del mondo straordinario. Lo spazio e il tempo che scegliamo di raccontare influisce sulle nostre storie perché definisce un contesto, ma influisce sulle nostre storie anche perché l’ambientazione è una cosa viva, un personaggio a tutti gli effetti capace di aiutare oppure ostacolare i nostri personaggi in qualsiasi momento.  

Esempi.

  Mi vengono in mente due agenti del mondo straordinario legati a due storie differenti: lo Squalo e Barbalbero. Entrambi ci danno un metro di come l’ambientazione possa condizionare la vicenda venendo in soccorso oppure aggredendo i nostri personaggi. Entrambi i personaggi, lo squalo e Barbalbero, sono rappresentanti del mondo straordinario che circonda i nostri eroi: un mondo capace di condizionare e determinare la parabola narrativa. In conclusione, l’ambientazione è molto più che un semplice sfondo che scorre in lontananza. L’ambientazione è una componente viva capace di influenzare il nostro racconto. Chiudo con una conseguenza: Per noi narratori non esistono un tempo e un luogo migliori o peggiori ma esistono ambientazioni più o meno funzionali alle storie che vogliamo raccontare.  Parafrasando: ogni storia ha il suo tempo! (e il suo spazio!) Anche questo capitolo del corso è finito. Nel prossimo capitolo, il capitolo cinque parleremo del Punto di vista, probabilmente l’argomento più frainteso e ostico per gli autori alle prime armi. Per il momento abbiamo già parlato di: Personaggio, Personaggio e Storia e Struttura. Come sempre, ti ricordo che questo sito nasce come uno spazio di condivisione libera e gratuita di quello che ho imparato durante la mia esperienza di studente, autore e collaboratore editoriale. Se desideri contribuire in un qualche modo a questo progetto, ti invito a condividere questo corso con chi credi possa essere felice di riceverlo. A presto, Andrea

Hai già visto il mio corso di scrittura creativa?

Si chiama Dalla A alla Z ed è un ciclo di otto lezioni. Può essere organizzato via Skype, dal vivo e tra poco anche online. Può essere individuale oppure collettivo e si può organizzare anche nella tua città.

Mi sono diplomato nella più importante scuola di scrittura italiana e ho collaborato con i migliori editori. Nel 2018 ho creato questo spazio, un luogo dove poter condividere quello che ho imparato e aiutare le persone a raccontare le loro storie.

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